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Hangar Teatri
via Luigi Pecenco 10
La Stagione delle Onde è organizzata dal Teatro degli Sterpi, grazie al sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Friuli Venezia Giulia.
Si torna a teatro con la Stagione delle Onde!
Scopri tutti gli appuntamenti sul sito: hangarteatri.com
Ad Hangar Teatri prosegue HangarTanz, la rassegna dedicata alla danza contemporanea di ricerca. Domenica 12 gennaio la seconda serata ospita Sara Ariotti con “Misshapen” e il Collettivo Nanouk con Marianna Basso e Daniel Tosseghini con lo spettacolo “Dive”. Due performance intense e poetiche che esplorano la metamorfosi del corpo e la percezione del diverso, tra introspezione, gioco e immaginazione.
Ad Hangar Teatri prosegue HangarTanz, la rassegna di danza contemporanea di ricerca: un ciclo di serate dedicate ai linguaggi del corpo, dove coreografi affermati e giovani talenti si confrontano in creazioni che attraversano temi, estetiche e visioni differenti.
Per la seconda serata ospiteremo le performance di Sara Ariotti e del Collettivo Nanouk con Marianna Basso e Daniel Tosseghini.
La serata si apre con “Misshapen”, primo solo work in progress di Sara Ariotti. Lo spettacolo nasce da un’esigenza intima e personale dell’artista, che indaga le mutazioni del corpo attraverso posture asimmetriche e scomposte, dando vita a figure femminili mutevoli. Questi corpi, che Ariotti ha spesso rappresentato nei suoi disegni a penna, prendono vita sul palco in un viaggio tra buio e luce, alla ricerca del proprio io. Il titolo, che unisce il richiamo alla femminilità (“miss”) e il concetto di trasformazione e frammentazione (“shape”), guida lo spettatore attraverso una metamorfosi intensa e affascinante: corpi a tratti belli, a tratti grotteschi, in continua trasformazione e scoperta delle proprie identità.
A seguire, il Collettivo Nanouk porta in scena “Dive”, una performance che riflette sulla percezione del diverso. Lo spettacolo esplora la metafora della “sindrome del pesce rosso”: così come il pesce cresce solo nello spazio a disposizione nella sua boccia, l’essere umano può limitarsi se non apre lo sguardo oltre i propri confini. Attraverso semplicità e immaginazione, il lavoro racconta l’alieno, figura che diventa specchio del nostro mondo: ciò che per noi è normale potrebbe apparire assurdo a chi ci osserva dall’esterno. Lo spettacolo invita a riflettere su regole, stereotipi e gabbie sociali, e celebra la purezza dello sguardo capace di stupirsi, emozionarsi e vedere l’essenza di ciò che significa essere umani.
Sara Ariotti, a seguito dei suoi studi in danze urbane ed accademiche, intraprende la sua carriera professionale nel 2022, entrando a far parte della compagnia IVONA di Pablo Girolami, con la quale continua tutt'oggi a performare sia in Italia che all’estero.
Dal 2023 entra anche a far parte della compagnia di urban fusion DACRU dance company, di Marisa Ragazzo ed Omid Ighani, prendendo parte a PEOPLE [the poetry of immaterial things] e alla nuova creazione Il Sale e Il Pane (2025).
Di recente ha iniziato a lavorare su progetti autoriali personali e collettivi, arrivando allo sviluppo del solo work in progress Misshapen, grazie al sostegno di DANCEHAUSpiù e alla produzione di House of IVONA; del breve videodanza A SAMPLED DANCE in collaborazione con la video maker Floriana Corpina e del duetto di teatrodanza Nice To Meet You Two co-creato con Kyda Pozza, debuttato nel luglio scorso grazie a Nutida Festival.
Nanouk nasce come un organismo unico formato da tre menti e tre corpi differenti, uniti come foglie di uno stesso stelo: un’essenza inizialmente considerata fragile, poi riconosciuta per la forza delle sue radici e per le sfumature che la caratterizzano. La poetica del collettivo si fonda sull’osservazione dei rapporti umani e sulla dialettica tra irruenza e delicatezza, cercando un linguaggio fisico capace di toccare e abitare le fragilità di chi guarda.
Il collettivo prende forma tra il 2020 e il 2021 durante il percorso di formazione professionale in danza contemporanea a Reggio Emilia, dove Linda Pasquini, Marianna Basso e Daniel Tosseghini avviano le prime sperimentazioni che daranno vita all’identità di Nanouk. Da queste ricerche nasce “The Old Man”, lavoro selezionato in numerosi festival e vetrine coreografiche italiane e internazionali, grazie al quale il gruppo ottiene riconoscimenti significativi, tra cui premi al festival “Le Voci dell’Anima” e il sostegno di Network Anticorpi XL.
Nel 2024 il collettivo riceve il Premio “Per un teatro necessario” dell’Università La Sapienza, con una residenza al Teatro La Fenice di Arsoli, dove presenta anche una prova aperta di “Hikikomori”. Nello stesso anno è ospite di numerosi festival italiani ed europei, tra cui Strabismi, Cortoindanza, Direction Under30, Palio Ermo Colle, Mirabilia, Res Extensa e Mas Danza. Parallelamente, Nanouk sviluppa progetti originali come “Money”, creato in residenza presso Opificio Movimento
Il percorso prosegue nel 2025 con nuove indagini coreografiche tra cui quella al Centro Coreografico La Gomera per il primo studio di “Firework Frame”, e con DIVE, lavoro che debutta nel luglio del 2025 proseguendo con una fitta programmazione internazionale: dal Festival Cádiz en Danza a Trayectos, da Mirabilia a Direzioni Altre, fino alla Vetrina Anticorpi XL, Fagagna Dance Festival, Wonderland e molte altre rassegne che confermano la crescita e la continua evoluzione del collettivo.
Biglietto intero 14€, ridotto 8€ per soci del Teatro degli Sterpi, soci CUT, over 65, under 18 e studenti universitari. È consigliata la prenotazione a biglietteria@hangarteatri.it o al numero di telefono +39 3883980768. Biglietti acquistabili in prevendita su liveticket.it/hangarteatri.
Emilia Romagna Teatro Fondazione presenta “Tre studi per una crocifissione”, un intenso lavoro di Danio Manfredini del 1992 che torna in scena per esplorare le fragilità e le esclusioni della vita contemporanea. Lo spettacolo mette al centro tre figure che, in modi diversi, si trovano ai margini della società, ognuna alle prese con il proprio destino e con la difficoltà di integrarsi nel tessuto sociale.
Il primo studio ritrae un paziente immerso in un androne psichiatrico tra sedie vuote. In quella stanza abitano ancora le presenze che hanno segnato la sua vita, mentre le assenze diventano interlocutori del monologo quotidiano che gli permette di affrontare le ore nella comunità. Nel secondo studio, liberamente ispirato al film “Un anno con tredici lune” di Fassbinder, il protagonista, un orfano alla ricerca di amore, compie un passo estremo: si sottopone a un intervento chirurgico per diventare trans. Ma la trasformazione non basta a soddisfare il suo bisogno di affetto, e il personaggio si confronta con le conseguenze della sua scelta e con una nuova esistenza da affrontare. Il terzo studio, ispirato a “La notte poco prima della foresta” di Koltès, racconta la storia di uno straniero in una città europea, sradicato dalla propria terra e confrontato con un paesaggio metropolitano estraneo e ostile. In una notte di pioggia cerca un compagno con cui condividere la propria disavventura, in un gesto che testimonia il bisogno universale di contatto e riconoscimento.
Danio Manfredini, autore e interprete, accompagna lo spettatore attraverso queste tre vite, passando da un personaggio all’altro con una recitazione che restituisce pienamente il dramma, le emozioni e le tensioni di ognuno. “Tre studi per una crocifissione” non è solo un ritratto di esclusione sociale, ma anche una riflessione sulla vulnerabilità, sulla solitudine e sulla necessità di confrontarsi con il proprio destino, mostrando come ogni esistenza, anche la più marginale, meriti attenzione e comprensione.
Danio Manfredini è uno dei più grandi artisti della scena italiana contemporanea. Attore, regista, pittore e cantante, è considerato “il maestro invisibile del teatro italiano”: maestro perché ha influenzato intere generazioni di altri teatranti con la sua postura rigorosa, tesa a esplorare col teatro luci e ombre dell’interiorità umana; invisibile per la sua ricerca ostinatamente ai margini del sistema (soprattutto mediatico), fedele solo alle leggi della poesia. Vincitore di ben cinque premi Ubu con le sue creazioni – l’ultimo alla carriera nel 2023 – e protagonista della ricerca teatrale anche grazie a storiche collaborazioni, tra le quali quella con il regista Pippo Delbono, con la danzatrice Raffaella Giordano e alcuni performer del Tanztheater di Pina Bausch.
Danio Manfredini è autore e interprete di capolavori assoluti come il Miracolo della rosa, Tre studi per una crocifissione e Al presente, spettacoli che hanno fatto la storia della scena italiana dagli anni Ottanta a oggi. Tra le sue opere storiche c’è anche Cinema Cielo, che nel 2004 ha vinto l’Ubu per la miglior regia.
Biglietto intero 14€, ridotto 8€ per soci del Teatro degli Sterpi, soci CUT, over 65, under 18 e studenti universitari. È consigliata la prenotazione a biglietteria@hangarteatri.it o al numero di telefono +39 3883980768. Biglietti acquistabili in prevendita su liveticket.it/hangarteatri.
Lunedì 9 febbraio alle ore 19:00, Filippo Balestra presenta “Conferenza sulla conferenza”, un esperimento letterario di sola parola e qualche poesia: un atto di sperimentazione linguistica e poetica in cui l’argomento principale è la mancanza di argomento. O meglio, la conferenza parla di se stessa e, in particolare, del momento esatto in cui viene pronunciata.
Dopo la felice accoglienza al Teatro della Tosse di Genova e le tappe in città come Torino, Milano, Roma, Padova e Firenze, oltre alla partecipazione al festival di poesia PoeTrento e alla rassegna SPAM di Porcari, la performance di Balestra si conferma come un’esperienza unica: ogni replica è irripetibile e mai uguale a se stessa.
In questa conferenza non si parla delle conferenze in generale, ma della conferenza in corso, di quel preciso istante. Parlare sempre della stessa cosa permetterà di scoprire come la stessa cosa possa essere compresa in cento modi diversi. Il pubblico sarà invitato a riflettere sul concetto di “conversazione come sport estremo”, ad allenare l’orecchio per distinguere le frasi fatte e a costruire frasi da fare, rifare e reinventare continuamente, sempre nuove.
Filippo Balestra, Genova 1982: prima le riviste letterarie autoprodotte poi la poetry slam ultimamente il teatro con Aldes. Oltre a diversi racconti online e non, ha pubblicato Poesie Normali (Miraggi, 2015), Guida indipendente alla città di Genova (Hoppípolla, 2018), Diario Involontario (Tic edizioni, 2022), e Troppo (Tipografia Helvetica, 2023). Poeta performativo, suoi recenti esperimenti linguistico/letterari sono la Conferenza sulla conferenza e la live writing performance Esistere non basta eseguita, tra le altre, alla GAM di Torino per Metronimie Festival e alla Mole Vanvitelliana di Ancona per Punta della lingua Festival e Fabbrica del Vapore di Milano per NAO Performing Festival.
Biglietto unico 5€. È consigliata la prenotazione a biglietteria@hangarteatri.it o al numero di telefono +39 3883980768. Biglietti acquistabili in prevendita su liveticket.it/hangarteatri.
Sabato 27 febbraio alle ore 20:30, Hangar Teatri ospita il concerto dei Mombao, che presentano il loro nuovo disco “Live?”, un’esperienza musicale immersiva che fonde registrazioni dal vivo e overdubs in studio. Un concerto che gioca tra realtà e rappresentazione, invitando il pubblico a esplorare i diversi punti di vista della loro musica rituale e partecipativa.
Sabato 27 febbraio alle ore 20:30, Hangar Teatri ospita il concerto dei Mombao i quali presentano il loro nuovo disco “Live?”.
“Live?” nasce dalla volontà di catturare l’essenza delle performance della band. Non si tratta di una semplice registrazione dal vivo: il disco è un vero e proprio patchwork di registrazioni live, arricchite da overdubs in studio, pensato per trasmettere l’esperienza immersiva e rituale che caratterizza i loro concerti.
Il pubblico viene così guidato in un’esperienza che supera la distinzione tra disco dal vivo e in studio, come se il racconto musicale nascesse da uno o più concerti fusi insieme.
Damon Arabsolgar e Anselmo Luisi sono i Mombao, un progetto a metà tra il concerto e la performance, dove i due interpreti mescolano brani originali con musica popolare di diverse culture del mondo: dopo l'ottima esposizione ottenuta ad X Factor 21 i Mombao hanno intrapreso uno stupefacente tour partito dal Magnolia di Milano e passato per Apolide Festival, SEI Sud Est Indipendente, Trieste Loves Jazz, Magazzino Sul Po, Kino Šiška (Ljubljana - Slovenia) ma anche per contesti extra musicali e legati alle arti performative come il Brindisi Performing Arts o il parco delle sculture di Marušići in Croazia.
Il loro sound attinge dai repertori tradizionali di Africa, est europa e medio oriente codificati in un sound unico che unisce un'elettronica visionaria (tra Caribou e Animal Collective) ad un'attitudine punk in stile DFA. I Mombao si esibiscono al centro della stanza, circondati dal pubblico, dando vita ad una performance in bilico tra il concerto "rock" e la performance artistico / teatrale e il rituale pagano.
Davanti alle sfide della contemporaneità, i Mombao vedono una via, una possibilità di mutamento e rinascita: la volontà di imparare la fotosintesi delle piante, integrarla con intelligenze artificiali che ci aiutino a prenderci cura degli equilibri, parlare con gli animali, trovare un linguaggio comune a tutta l’umanità. Il duo si discosta dalla narrazione apocalittica e distopica predominante per immaginare altri futuri possibili in chiave solar punk. Il nuovo disco “Sevdah” è un vero e proprio incontro fra culture: l’umano incontra l’altro umano, il vegetale, l’animale e la macchina.
I Mombao hanno da sempre dato piena dimostrazione di sapere cosa significhi davvero sperimentare: voci effettate, contaminazioni, canti popolari che si trasformano in brani techno, ricerca sonora e ritualità si fondono generando un disegno chiaro, unico nel panorama attuale. Un’esperienza che parte dall’ascolto e culmina nella più totale immersione di mente e corpo, passando per correnti che sfiorano gli strati più profondi di ognuno di noi.
Alcuni brani sono canti popolari dell’est europa pesantemente ibridati con voci artificiali, altri sono canti turchi trasformati in chiave techno, altri sono canti yoruba nigeriani, altri ancora ibridano canzoni originali con strumenti gnawa marocchini, cercando di comunicare l’emozione di quelle parole che nella nostra lingua non esistono ma che riescono comunque a toccare le viscere di qualunque cultura.
Biglietto unico 10€. È consigliata la prenotazione a biglietteria@hangarteatri.it o al numero di telefono +39 3883980768. Biglietti acquistabili in prevendita su liveticket.it/hangarteatri.
Hangar Teatri presenta un nuovo spettacolo-performance che indaga la guerra nella sua dimensione più brutale, eccessiva e seduttiva, mettendo a nudo la violenza e la sua atroce spettacolarità. Lo spettacolo debutta con cinque repliche dal 18 al 21 febbraio alle ore 20:30 e domenica 22 febbraio alle ore 17:00 presso Hangar Teatri.
Lo spettacolo nasce da un’idea di Marco Palazzoni ed è diretto da Elena Delithanassis e dallo stesso Palazzoni, in scena insieme al musicista Roberto Amadeo.
Un attore e un musicista attraversano la parola poetica e feroce di Gregory Corso, Bernard-Marie Koltès e di altri autori contemporanei, danno vita a uno spettacolo-performance che porta in scena la guerra nella sua brutalità e atroce spettacolarità.
Attraverso un intreccio di parola, corpo e suono, lo spettacolo costruisce una drammaturgia frammentata, composta come un’orgia di immagini e di parole.
La composizione scenica procede per quadri: frammenti che si susseguono in un flusso di immagini e parole. L’esaltazione del potere e della violenza si alterna alla follia, alla sofferenza e alla perdita. Il corpo dell’attore attraversa diverse figure – dittatore, soldato, uomo comune – incarnando un conflitto che non resta distante, ma coinvolge direttamente lo spettatore. La guerra emerge così come fenomeno collettivo e come esperienza intima, come dispositivo di potere e come ossessione che attraversa l’essere umano.
Orgia di guerra è un canto che non celebra la violenza, ma la espone e la smaschera nel suo eccesso. Il palcoscenico diventa un campo di battaglia fisico e interiore, in cui affiora il desiderio di una possibile pace.
Il lavoro sonoro di Roberto Amadeo attraversa la scena come una presenza viva, capace di amplificare tensioni, vuoti e improvvise esplosioni emotive. Il light design di Tommaso Zanella costruisce ambienti taglienti e cangianti, contribuendo a definire un immaginario visivo essenziale e perturbante.
“Orgia di guerra” è la prima produzione della Stagione delle Onde 25/26 del Teatro degli Sterpi, in co-produzione con Hangar Teatri.
Dalle parole di Marco Palazzoni: “Viviamo in un tempo in cui il conflitto sembra aver riconquistato fascino e legittimità, dalla politica globale fino alle relazioni quotidiane: “facciamo la guerra, non facciamo l’amore”. Anestetizzati da immagini e aggiornamenti live, la guerra ci appare come uno spettacolo distante, che non ci appartiene. Il teatro può portarci dentro l’atrocità del campo di battaglia, in modo diretto, umano, condiviso. Possiamo empatizzare con l’attore, con il personaggio, con l’uomo in scena. La sua esaltazione diventa la nostra, la sua sofferenza ci appartiene.”
La Compagnia Hangar Teatri, nata nel 2011, è uno spazio di ricerca e creazione artistica che unisce diversi linguaggi e visioni. Realizziamo spettacoli di teatro d’immagine, dove parola, corpo, gesto e suono creano esperienze capaci di emozionare e stimolare la riflessione. Le nostre produzioni nascono per stimolare immaginazione, ascolto e meraviglia, attraverso il linguaggio poetico del corpo, della musica e della narrazione. Ogni progetto è anche un’occasione di partecipazione e condivisione, dove il teatro diventa strumento di crescita, relazione e scoperta per la comunità.
Biglietto intero 14€, ridotto 8€ per soci del Teatro degli Sterpi, soci CUT, over 65, under 18 e studenti universitari. È consigliata la prenotazione a biglietteria@hangarteatri.it o al numero di telefono +39 3883980768. Biglietti acquistabili in prevendita su liveticket.it/hangarteatri.
Venerdì 20 febbraio alle ore 19:00 la Sala di Pietra di Hangar Teatri, in via Luigi Pecenco 8, Trieste, inaugura Paternity Ratio, la mostra fotografica di Giulio Favotto. Selezionato tramite la call internazionale “Camera”, il progetto indaga la paternità come spazio di tensione tra biologia e scelta, tra dato scientifico ed esperienza emotiva.
Hangar Teatri presenta Paternity Ratio, la mostra personale di Giulio Favotto, selezionata nell’ambito della call internazionale Camera – Call fotografica internazionale per fotografi e fotografe professionisti, curata e organizzata da Sergio Pancaldi.
Il progetto nasce come un’indagine visiva e concettuale sul significato della paternità, tra dato biologico, esperienza emotiva e costruzione simbolica.
Paternity Ratio prende il nome dalla formula “(r)=p(G/H1)/p(G/H0)= X/Y” che esprime il rapporto tra la probabilità di essere padre e quella di non esserlo. Ma, come suggerisce la riflessione di Jacques Lacan «la paternità è sempre una adozione» la biologia non è mai sufficiente a definire un’esperienza di paternità consapevole. Il progetto si muove così tra amore e razionalità, tra certezza scientifica e fragilità emotiva.
L’allestimento, concepito come intervento site-specific da Giulio Favotto e Sergio Pancaldi, dialoga con lo spazio della Sala di Pietra.
Giulio Favotto (Castelfranco Veneto, 1983) è fotografo e artista visivo. La sua ricerca si sviluppa tra tecniche analogiche, digitali e 3D, concependo l’immagine come uno spazio di dialogo tra estetica, introspezione e attivismo. Fa parte del collettivo teatrale Anagoor e ha collaborato con il duo musicale MOMBAO e con WOVO, realtà dedicata al benessere sessuale. Ha recentemente pubblicato con Yogurt Editions il libro Paternity Ratio, progetto esposto a Milano, Mestre e Montpellier.
La mostra è il risultato della call internazionale “Camera” lanciata da Hangar Teatri, rivolta a fotografi e fotografe professionisti senza vincoli tematici, con l’obiettivo di valorizzare ricerche artistiche contemporanee coerenti e personali. L’esposizione resterà aperta al pubblico fino a domenica 29 marzo, inserendosi nella programmazione culturale del teatro.
Si consiglia di verificare l’orario sul sito di hangarteatri.com prima della visita. L’ingresso è gratuito.
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