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Magazzino 26, Porto Vecchio
Giunta alla sua quinta edizione, la Biennale Internazionale Donna si svolgerà nella splendida cornice del Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste.
“La Boemia sta sul mare - Esercitare discontinuità, immaginare altrimenti” è il titolo scelto per questa edizione, in programma da sabato 28 marzo a sabato 2 maggio 2026 nelle sale Nathan e Sbisà del Magazzino 26 nei seguenti giorni e orari: giovedì, domenica e festivi dalle 10 alle 18, il venerdì e sabato dalle 10 alle 20.
Tra le novità di questa edizione, il Padiglione Austriaco – Satellite Project, primo progetto satellite nella storia della Biennale Internazionale Donna intitolato “Die Boheme liegt am Meer – Diskontinuität praktizieren, anders denken” ospitato all’Art Gallery + Spazio O2 di Porto Piccolo a Sistiana nel medesimo periodo della mostra principale.
Anche quest’anno la rassegna organizzata da Associazione Biennale Internazionale Donna Aps, con la co-organizzazione del Comune di Trieste e il patrocinio di Io Sono FVG, si struttura - in continuità con la propria origine - come uno spazio di confronto attento alle urgenze del tempo storico, in cui pratiche artistiche, ricerca teorica e contesti internazionali dialogano in una prospettiva di apertura e trasformazione.
In un’epoca che chiede incessantemente di essere nominata e resa leggibile attraverso categorie sempre più rigide, la Biennale assume la parola donna non come identità naturale o categoria descrittiva, ma come campo critico; una superficie sensibile su cui si inscrivono proiezioni culturali, aspettative politiche, economie del desiderio e forme di esclusione. Lontana da ogni definizione essenzialista o binaria, la Biennale osserva come questa parola ritorna, su quali corpi insiste e quali possibilità apre o chiude.
Questa configurazione della Biennale opera non solo come piattaforma espositiva, ma come dispositivo di elaborazione culturale, in cui le categorie non vengono date per scontate, bensì attraversate e rinegoziate, assumendo la complessità del contemporaneo come condizione di lavoro. Il tema curatoriale si sviluppa in dialogo con il nuovo manifesto della Biennale, che riflette su un presente in cui ogni trasformazione sembra esigere un nome che la contenga, e in cui le parole rischiano di stabilizzare ciò che dovrebbero invece mettere in movimento. Donna è una di queste parole: un termine carico, un corpo sotto pressione, su cui si depositano ruoli, attese e proiezioni mentre il mondo cambia forma attorno ad esso.
Nata a Trieste, la Biennale Internazionale Donna torna ogni due anni come un dispositivo critico che non stabilizza questa parola, ma la mette in tensione. Non per definire chi sia donna, ma per interrogare cosa diventa possibile quando essa smette di funzionare come categoria descrittiva e viene assunta come strumento critico. In questa instabilità, la BID apre uno spazio di immaginazione, resistenza e trasformazione, lasciando emergere pratiche e narrazioni in continuo divenire.
La mostra si ispira ai versi di Ingeborg Bachmann. Il concetto centrale è la necessità di "pensare altrimenti" per trovare nuove possibilità nel presente. L'obiettivo, ha sottolineato il curatore invitato Riccardo Rizzetto, non è dare definizioni rigide, ma "decristallizzare lo sguardo".
Artiste invitate: Francesca Centonze, Luisa Elia, Arianna Giorgi, Silvia Giordani, Francesca Pionati, Marta Ravasi, Laura Russell, Vittoria Serena (Claudia Zaggia), Andrea Solaja, Sarah Staton, Vivianne van Singer, Sarah Kate Wilson, Alba Zari.
Le artiste selezionate sono state individuate attraverso un bando pubblico, valutato da una giuria indipendente, che ha riconosciuto nelle loro pratiche una forte affinità con i temi e le urgenze della Biennale.
Artiste partecipanti alla V edizione della Biennale Internazionale Donna: Gaia Adducchio, Karina Akopyan, Aliteia (Alice Babolin), Anastasiia Artiukhina, Beatrice Bartolozzi, Franca Bertani, Letizia Carattini, Chiara Anna Colombo, Marina Comerio, Tiziana Contu, Martina Dalla Stella, Marie José D’Aprile, Marija Delić, Donatella Donatelli, Elisabetta Eleutieri Serpieri, Fabiola Faidiga, Marica Fasoli, Kikki Ghezzi, Monica Gorini, Valentina Grilli, Barbara Grossato, Kerry-Jane Lowery, Paulina Jazvić, Sofia MacGregor Oettler, Micol Magni, Eliana Marinari, Pamela Martinez Rod, Maria Cristina Marzola, Viviana Rasulo, Giorgia Razzetta, Ann Russell, Claudia Villani, Ana Vivoda.
All’interno dell’esposizione prende forma A Library for the Time Being, una biblioteca effimera concepita come organismo vivo e commons contemporaneo. Attiva esclusivamente per la durata della Biennale, è uno spazio temporaneo di circolazione del sapere che esiste attraverso l’uso, l’incontro e lo scambio. Più che conservare informazioni, la biblioteca attiva conoscenze e le espone alla trasformazione, alla frizione e alla perdita.
Rifiutando la logica dell’archivio come luogo di stabilizzazione e possesso, il sapere viene inteso come pratica situata, relazionale e vulnerabile. Testi, voci e contributi eterogenei convivono in un’ecologia instabile, in cui il senso è costantemente negoziato. La partecipazione prevale sulla competenza, la circolazione sull’accumulazione. L’effimero diventa così una postura critica per interrogare le politiche del sapere e della sua trasmissione. La biblioteca si configura come una soglia: non un deposito, ma uno spazio di attivazione condivisa nel presente.
Come in occasione di ogni edizione, la Biennale Internazionale Donna V affianca al programma principale un Progetto Satellite, che nasce come naturale estensione della mostra centrale e si inserisce pienamente nel quadro curatoriale di Die Boheme Liegt am Meer.
Per la prima volta, l’Austria sviluppa un progetto satellite autonomo all’interno della Biennale, a cura di Marlene Elvira Steinz, ampliandone il perimetro curatoriale e costruendo un ponte diretto con la mostra principale.
Il satellite è inteso come metafora di relazione e scambio: una presenza che orbita attorno al nucleo della Biennale mantenendo una propria identità critica. Corpo autonomo ma in costante dialogo, il satellite diventa un dispositivo curatoriale che lavora su prossimità e distanza, invio e ricezione, centro e orbita. In questa prospettiva, il progetto sviluppa una declinazione specifica del tema attraverso le pratiche artistiche femminili contemporanee, in relazione con il contesto internazionale della Biennale.
Mentre il progetto centrale articola l’orizzonte simbolico e letterario della Bohemia come spazio utopico e paradossale — ispirato a Shakespeare e Ingeborg Bachmann — il Satellite austriaco ne esplora una dimensione più sensoriale ed esperienziale, concentrandosi su luce, fragilità e desiderio come forze attive del presente. Le due prospettive convivono all’interno di un unico ecosistema curatoriale, rafforzandosi reciprocamente.
Al centro del progetto vi è la luce, indagata come materia, energia e principio vitale: fenomeno fisico, biologico e simbolico. Le opere esplorano una forma di “invisibilità visibile” attraverso installazioni luminose, scultura, suono, video e performance. Fragilità, ambiguità e sensibilità emergono come risorse trasformative, capaci di generare connessioni profonde e nuovi orientamenti del pensiero.
La presenza di artiste austriache sia nel Progetto Satellite sia nella mostra internazionale al Magazzino 26 rafforza il dialogo tra centro e orbita, restituendo l’immagine di una Biennale plurale, condivisa e in costante movimento. Il progetto si configura così come una soglia poetica: un invito a immaginare l’impossibile e a riconoscere nella luce una forza di rinnovamento.
Artiste invitate – Satellite Pavilion: Noémi Kiss, Billi Thanner, ISA Stein. Artiste partecipanti – Satellite Pavilion: Julia Bugram, Julia Dorninger, Marion Kilianowitsch, Gabriele Kutschera, Dora Mai, Teresa Maria von Matthey, Viktoria Morgenstern, Lea Radatz, Michaela Schwarz-Weismann, Birgit Schweiger, Hannah Stippl, Heike Stuckstedde.
La Biennale Internazionale Donna presenta il catalogo La Boemia sta sul mare. Esercitare discontinuità, immaginare altrimenti, V edizione a cura di Riccardo Rizzetto, che interroga la parola donna come campo culturale instabile e terreno critico di ridefinizione. Il volume accompagna il progetto espositivo come spazio di riflessione autonoma e condivisa. La cura editoriale di Antonella Trotta ne sostiene l’impianto teorico, mantenendo il pensiero in movimento e mettendo in tensione categorie consolidate. In dialogo con la mostra, A Library for the Time Being attiva uno spazio temporaneo di circolazione del sapere fondato sull’uso, lo scambio e la trasformazione nel presente. Catalogo e biblioteca operano come dispositivi complementari, invitando a sospendere le categorie date e ad aprire uno spazio condiviso di immaginazione critica.
interferences è il public programme della Biennale: una costellazione di attivazioni che intersecano la mostra e talvolta se ne discostano. Piuttosto che operare come una sequenza parallela di eventi, questi momenti agiscono come interferenze all’interno del campo curatoriale — a volte complicandone le traiettorie, altre volte ampliandole, aprendo ulteriori percorsi attraverso cui la Biennale può essere attraversata.
Attraverso proiezioni, walkshop, workshop, performance e display temporanei, il programma apre spazio affinché altre voci, pratiche e forme di conoscenza entrino nella Biennale. Ogni attivazione introduce uno spostamento di scala o di prospettiva, permettendo alla mostra di rimanere permeabile a incontri, gesti e situazioni collettive che si dispiegano nel tempo.
Molti di questi momenti si svolgono all’interno dell’Ephemeral Library — A Library for the Time Being, uno spazio concepito non come un archivio stabile ma come un’infrastruttura temporanea di incontro, scambio e sperimentazione. Qui workshop, discussioni e installazioni di piccola scala attivano la biblioteca come un ambiente vivo, in cui le idee circolano e si trasformano. Altre interferenze si sviluppano in diversi spazi della Biennale, come la Sala Luzzati, che ospita le proiezioni curate all’interno di BID the Screen. Insieme a walkshop come Architetture del Postporre di Communal Matters, al workshop TRACEFORM e a display temporanei come Stories as Forms — la presentazione dei vasi di Malles Design Mediterraneo, questi interventi compongono una costellazione mobile di pratiche che attraversa la Biennale dall’interno.
interferences non si limita ad accompagnare la mostra. Talvolta, aggiungendo complessità all’organizzazione stessa della Biennale — e persino disturbando la sua logica curatoriale — apre occasioni per altre forme di incontro, scambio e costruzione collettiva di significato.
03.04 - Venerdì | Ephemeral Exhibition
17:00 - 20:00 Stories as Forms - Preview della Ephemeral Exhibition di Malles Design Mediterraneo (in mostra fino al 12.04.2026) - Magazzino 26, Porto Vecchio, Trieste
19.04 - Domenica | Screening
15:00 BID the Screen - Lagoon / Ice / Data - Sonia Levy (We Marry You, O Sea), Susan Schuppli (Moving Ice), Felix Lenz (Brute Force) - Sala Luttazzi, Magazzino 26, Porto Vecchio, Trieste
25.04 - Sabato | Screening
15:00 BID the Screen - Optics / Communication - Filipa César & Louis Henderson (Sunstone), Nick Calori & Nicola Sersale (Letters from the Blue) - Sala Luttazzi, Magazzino 26, Porto Vecchio, Trieste
01.05 - Venerdi | Ephemeral Exhibition
17:00 - 19:00 TRACEFORM - Preview della Ephemeral Exhibition che presenta i risultati del workshop curato da Riccardo Rizzetto con Sarah Staton per il Royal College of Art MA Sculpture 2026 (in mostra fino al 03.05.2026) - Magazzino 26, Porto Vecchio, Trieste
02.05 - Sabato | Finissage
17:00 - 18:00 Presentazione di Intersections Research Art Residency - Magazzino 26, Porto Vecchio, Trieste
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