Ballo al Savoy, operetta su musica di Paul Abraham e libretto di Alfred Grünwald e Fritz Löhner-Beda, fu rappresentata per la prima volta il 23 dicembre 1932 al Großes Schauspielhaus di Berlino. La partitura dell'operetta risulta essere più moderna rispetto ai canoni dell’epoca, facendo un uso abbondante di musiche a ritmo di Fox-Trot e balli di impronta latino-americana, come il Tango e il Paso Doble, che in quel tempo cominciavano a invadere l’Europa, contaminando tutto un genere di teatro musicale.
L’immagine utilizzata per promuovere lo spettacolo reca una foto di Rosy Barsony che, nell’estate del 1955, infiammava la caldera dei 10.000 spettatori stipati sugli spalti del Castello di San Giusto a Trieste. La soubrette ungherese toglieva la bacchetta al direttore Cesare Gallino, improvvisandosi nel ruolo di Daisy Parker, che interpretava nell’operetta.
Nominato direttore d'orchestra presso il Teatro dell'Operetta di Budapest nel 1927, Paul Abraham trovò la sua strada attraverso questa forma d'arte che, più popolare, si adattava meglio al suo talento. Vittoria e il suo Ussaro, Fior d’Hawaii e Ballo al Savoy sono le composizioni che lo resero famoso in tutto il mondo, assieme a colonne sonore di molti film. Nel 1933 abbandonò la Germania a causa delle persecuzioni nei confronti degli ebrei. Visse prima a Cuba, poi in Messico e infine a New York. Rientrò in Germania nel 1956 dove morì quattro anni più tardi, afflitto da gravi problemi mentali.
Il maggiordomo Arcibaldo ci introduce in casa Faublas dove si festeggiano i padroni di casa, Aristide e Maddalena, di ritorno dal lungo viaggio di nozze. Fra gli eleganti invitati spiccano lo stravagante Mustafà Bey, un turco sempre alla ricerca di una nuova moglie, e la frizzante Daisy Parker, cugina della padrona di casa. Nel mezzo del divertimento generale Aristide riceve un telegramma da Tangolita, una danzatrice sua ex-fiamma, che pretende una notte d’amore con lui: lo aspetterà al Savoy. Aristide, consigliato da Mustafà, trova una buona scusa per andare: deve assolutamente incontrare il suo amico José Pasodoble, compositore jazz al Savoy. Naturalmente Aristide non conosce affatto Pasodoble, anche perché in tal caso saprebbe che Pasodoble non è altro che lo pseudonimo dietro cui si nasconde Daisy Parker, la cugina di sua moglie; Maddalena è così certa che si tratta di una scusa. Decisione fatale: anche loro andranno al Savoy, Daisy per dirigere il concerto, Maddalena per sorvegliare il marito. Qui troviamo fra gli avventori un buffo e timido avvocato, Celestino, che si concede ogni tanto qualche follia nel celebre hotel. Quando Maddalena si rende conto che suo marito, dopo il bellissimo numero di danza di Tangolita, si ritira con questa in un separé, fa altrettanto con lo stralunato Celestino. A questo punto la direzione del Savoy premia Pasodoble per le sue composizioni jazz rivelandone la vera identità. Aristide è sbalordito ma lo è ancora di più quando Maddalena sotto l’effetto dello champagne dice di aver tradito il marito. La mattina dopo nella sua bella villa Aristide è furibondo e pretende la rottura del matrimonio. Le pratiche per il divorzio vengono affidate ad uno studio che manda proprio l’ignaro Celestino: immaginate lo scompiglio! E anche il lieto fine!
operetta in tre atti
musica di Paul Abraham
libretto di Alfred Grünwald e Fritz Löhner-Beda
Adattamento e regia di Andrea Binetti
personaggi ed interpreti:
Marchese Aristide di Faublas Mathia Neglia
Maddalena - sua moglie Veronika Foia
Daisy Parker - compositrice di Jazz Marzia Postogna
Mustafà Bey Andrea Binetti
La Tangolita – danzatrice argentina Ilaria Zanetti
Arcibaldo-cameriere di Aristide Gualtiero Giorgini
Celestino Formand - giovane avvocato Julian Sgherla
Il presentatore Umberto Bosazzi
FVG Orchestra diretta da Romolo Gessi
Coro diretto da Andrea Mistaro
Coreografie di Noemi Gaggi
Direttore di produzione Rossana Poletti
In collaborazione con
Comune di Trieste, Trieste Estate 2026, Regione Friuli Venezia Giulia, Il Rossetti, Fondazione Teatro Lirico G.Verdi, FVG Orchestra